S.Daniele e i Martiri di Ceuta
nel panorama d'arte classica italiana
di Carlo Andreoli


Compilare un repertorio, sia pure esauriente ma non certo completo, che si proponga d’illustrare la presenza di S.Daniele e dei Martiri di Ceuta nel panorama d’arte classica italiana, mi sembra insieme utile e alquanto dilettevole. Utile perché permette di raccogliere, in un’unica visione, il modo in cui il martirio di S.Daniele e dei suoi confratelli sia stato interpretato, nel tempo, da artisti d’ogni luogo e d’ogni levatura.
Dilettevole perché, nel ricapitolare la vicenda umana di S.Daniele e dei Martiri di Ceuta nell’arte, si riassapora quasi il clima di confidenza spirituale che il Santo di Belvedere ha saputo infondere in tanti artisti emeriti e in comunità lontane dal suo luogo d’origine, ribadendo come l’arte possa essere veicolo di fede e di bellezza.
L’elenco osserva un ordine di tempo ed espunge, com’è ovvio, le non poche immagini del Santo e dei Martiri di Ceuta che fanno parte solo del culto di devozione popolare: pur sempre rispettabile ma estraneo ad ogni fine d’arte.



Padova - Basilica di S.Antonio
Martirio dei frati francescani a Ceuta (1300-1310)
Bottega di Giotto
La prima affermazione nell’arte della figura di S.Daniele e dei Martiri di Ceuta porta la firma nobilissima della Bottega di Giotto. Posto nella Sala del Capitolo della Basilica del Santo a Padova, il dipinto, per quanto assai consunto, reca traccia indelebile della plastica sublime della scuola di Giotto.



Siena - Basilica di S.Francesco
Martirio dei frati francescani a Ceuta (1335-40)
Ambrogio Lorenzetti

Del grande maestro della pittura senese del Trecento, si segnala questo affresco nella Basilica di S.Francesco a Siena.
Censito nell’archivio della Fondazione Zeri col titolo specifico di “Martirio dei frati francescani a Ceuta”, si trova citato invero presso altro autore col titolo diverso di “Martirio dei Francescani in Oriente”.
E l’iconografia, sontuosa e suggestiva, del sultano che assiste da una loggia cuspidata al martirio dei frati francescani, farebbe forse propendere per quest’altra ipotesi.
Trattandosi, in tal caso, d’una vicenda quasi analoga al Martirio di Ceuta: vissuta poco tempo prima, nel 1220, e pure in terra di Marocco, dai cosiddetti Protomartiri Francescani.
E proprio questa ricorrente analogia di tempo, luogo e circostanze ha generato nel passato, e genera tuttora, qualche titubanza nell’esatta attribuzione del soggetto di dipinti come questo.



Firenze - Galleria dell'Accademia
Martirio dei frati francescani a Ceuta (1335-40)
Taddeo Gaddi

Si tratta di una formella dell’armadio che si trovava, un tempo, nella sagrestia della chiesa di S.Croce a Firenze.
L’armadio, che fungeva forse da custodia di reliquie, aveva sulle ante una serie di 28 dipinti a tempera su tavola, impreziositi da un fondo d’oro.
Esse riproducevano, in assetto speculare, le “Storie di Gesù” e le “Storie di S.Francesco”, di cui fa parte pure questo “Martirio dei francescani a Ceuta”.
Smembrate nel 1810, le formelle furono prima trasferite nel Convento di S.Marco, per poi passare quasi tutte nell’attuale collocazione presso la Galleria dell’Accademia di Firenze.
Taddeo Gaddi, che viene ricordato dal Vasari come il discepolo prediletto di Giotto, disegna uno scenario concitato della strage, su cui aleggia lo spirito benefico del Serafico d’Assisi, che commuta il martirio in vera opera di fede.



Parigi - Mercato antiquario
Martirio dei frati francescani a Ceuta (II metà del '400)
Angelo Antonelli da Capua

Nel mercato antiquario di Parigi è passata questa tela, di grande qualità, che reca a titolo “Martirio dei frati francescani a Ceuta”.
Essa forma il verso di uno stendardo ed è stata assegnata ad Angelo Antonelli da Capua: un pittore assai prezioso e ancora avvolto, in buona parte, nel mistero, che operò in Campania intorno alla seconda metà del ‘400.
La scena ha un impianto formale molto sorvegliato, col sultano e il carnefice, posti in primo piano di profilo, che formano, coi rispettivi emblemi di potere e di morte (lo scettro e la spada), una cuspide virtuale sotto la quale i martiri attendono impassibili la morte.
Vale pure per questo dipinto il margine di dubbio relativo alla reale identità dei soggetti presentati, potendosi trattare ancora dei Protomartiri Francescani, anziché dei Martiri di Ceuta, come pure vuole il titolo imposto al dipinto.



Catanzaro - Convento S.Antonio
I sette martiri francescani (metà del '500)
Pietro Negroni
Del maestro calabrese Pietro Negroni - che risente a Napoli la maniera di Polidoro da Caravaggio e ne offre una versione tutta sua, ricca di un moderno espressionismo – è questo dipinto, collocato oggi nel convento dei Minori Osservanti a Catanzaro.
I sette martiri vi appaiono ancora prima della tragedia: quando un’ansia di bene li mobilita e Fra Daniele, sereno in mezzo a loro, sembra leggere nel libro delle Sacre Scritture una promessa buona di vita che sarà loro negata, solo in terra, dall’eccidio imminente.
Del dipinto esiste anche una copia posticcia, nel refettorio del Convento di S.Daniele a Belvedere Marittimo



Santa Giusta (Oristano) - Basilica di Santa Giusta
Retablo (sec. XVI)
Ignoto meridionale del sec. XVI

Il retablo ha, nel mezzo, una statua lignea di S.Antonio col Bambino e negli scomparti laterali, a sinistra, S.Chiara e S.Daniele, ed a destra, S.Domenico e S.Francesco.
A parte la stilizzazione un po’ generica dei due santi francescani - in cui il tentativo di assegnare loro una valenza fisiognomica, è sublimato in una posa di estatica adorazione della croce - il retablo mostra d’avere una sua pregnanza storica ed artistica, giacché certifica il radicato culto, in Sardegna, della figura di S.Daniele da Belvedere, associato in questo caso ai soggetti capitali della santità domenicana e francescana.



Belvedere Marittimo - Convento dei Cappuccini
S.Daniele - Particolare (1603)
Andrea Molinaro

Una decisa caratterizzazione d’espressione ha, invece, il bel dipinto che fa parte del polittico del Convento dei Cappuccini a Belvedere Marittimo.
Fra Daniele è qui ritratto come un uomo già maturo, con una lunga barba che prolunga il volto scarno e scavato dall’esercizio d’una vita austera. Contempla il crocifisso che stringe tra le mani, assieme a quella palma che ne segnerà il martirio.
E’ forse ancora quel ministro Provinciale del suo Ordine, che medita d’affrontare un’impresa al di sopra delle forze, ma commisurata pure al trionfo della gloria cristiana della Chiesa. Andrea Molinaro eseguì questo lavoro, dopo essersi distinto già in Napoli con una tavola della “Madonna del Rosario” alla Pietà dei Turchini.



Assisi - Chiesa Nuova
San Daniele e i suoi compagni (1621)
Pittore dei Martiri Francescani

Ad Assisi, nel luogo che fu già la casa paterna di Francesco, sorge la Chiesa Nuova, fatta costruire nel 1615 dai Frati Minori dell’Osservanza.
Nel braccio destro del transetto è la Cappella di S.Antonio, che conserva degli affreschi a monocromo.
Fra cui questo “Martirio dei francescani a Ceuta”, che riprende in modo audace, con un punto di vista ribassato, l’azione esagitata della strage.
L’anonimo Pittore dei Martiri Francescani è stato riconosciuto, di recente, in Vittorio Giorgetti, un tardo-manierista d’influsso baroccesco che s’affiancò a Cesare Sermei nel ciclo di lavori ad affresco della chiesa.



Bisignano - Chiesa della Riforma
S.Daniele riceve l'annuncio del martirio (Ultimo quarto del '600)
Ignoto di Scuola Napoletana del sec. XVII

Per il Barillaro, si tratta di un “pregevole dipinto ad olio su tela, opera di fine ‘600 o degli inizi del ‘700, attribuita alla scuola di Luca Giordano”.
Oltre che per la sua piacevolezza di colori, dispiegata in tonalità che variano trasfuse dal marrone scuro ad un rosa affocato, il dipinto si qualifica per l’originalità d’impostazione iconografica.
Rappresentando, di fatto, S.Daniele - seduto sopra un podio di marmo levigato, mentre è intento ad adorare il crocifisso - che è distolto dalla sua contemplazione dall’arrivo di due angeli.
Uno di loro, con le vesti ancora smosse dal sopraggiungere impetuoso, fissandolo nel volto gli fa cenno nell’alto a un cherubino, che porta la palma del martirio, mentre una colomba, effigie eterea dello Spirito Santo, irradia un ampio alone che illumina di fuoco la scena della divina rivelazione.
Una luce fredda di realismo si realizza, per contrasto, in primo piano col dettaglio corrusco della spada che reciderà la testa al santo martire.



Terranova da Sibari - Chiesa di S.Antonio
I sette martiri di Ceuta al cospetto del sovrano (Primo quarto del '700)
Saverio Ricci (attr.)

Nella chiesa, riccamente decorata di stucchi e d’affreschi eseguiti nel primo ‘700 dal Ricci, si trova, in sagrestia, questa lunetta che ritrae i sette martiri al cospetto del sovrano.
Nello sfondo, il profilo abbacinato della città di Ceuta, che emerge in guglie e cupole lontane.
In primo piano, il viluppo umano dei frati prigionieri: stretti nel solidale tentativo d’impetrare grazia da un sovrano che, assiso sopra un trono coperto da tendaggi, li ascolta diffidente.



Diocesi di Terni - Ubicazione ignota
Martirio di S.Daniele Fasanella e i suoi compagni (Sec. XVIII)
Ignoto di Scuola Umbra del sec. XVIII

In un contesto naturale, che rievoca più un luogo extra moenia di una cittadina umbra che le lande del Marocco, dietro la porta urbica e la torre di vedetta si consuma l’eccidio, mentre due cherubini, guidati da un angelo, su un poggiolo di nubi portano tra le mani un fascio di palme e le corone d’oro del martirio.
Il particolare macabro della testa mozzata, in primo piano, è assorbito dalla calma solenne e tutta classica del sovrano ammantato che tradisce solo un moto di stupore nel braccio teso a indicare lo sterminio, intanto che l’altra mano rovista la sua barba.



Sassari - Chiesa di S.Maria di Betlem
Tamburo della cupola e dettaglio della nicchia con statua di S.Daniele (1829-34)
Architetto Frate Antonio Cano
La devozione propria di cui gode S.Daniele in molti luoghi della Sardegna - di cui sarebbe interessante investigare l’origine storico-sociale - trova un punto alto di manifestazione in questa chiesa splendida di Sassari, che è officiata dai frati conventuali. Dove, nell’Ottocento, il Frate Antonio Cano, rivestendo l’edificio di elementi architettonici ispirati al neoclassico e al rococò, formò nell’alto della cupola una sorta di pantheon di santi francescani, di cui la statua litica di S.Daniele Fasanella forma il principio della serie.



Gonnoscodina
Chiesa di S.Daniele (1831)

E sempre in Sardegna, nel piccolo comune di Gonnoscodina, in provincia di Oristano, S.Daniele è ricordato questa volta nel campo dell’architettura sacra.
Essendo il titolare d’una chiesa - con impianto a croce greca, molto raro nell’isola - che fu eretta nel 1831 e si corona di una grande cupola che spicca nel verde del borgo cittadino.



Cosenza - Chiesa di S.Francesco d'Assisi
I sette martiri di Ceuta adorano S.Francesco - Particolare (1928)
Giovanni Greco

In una sede prestigiosa del culto francescano di Calabria, qual è l’antica chiesa di S.Francesco d’Assisi di Cosenza, si trova infine questa tela del pittore rendese Giovanni Greco, che risale al 1928.
Ultima eco di quella purità, di forme e sentimento - nell’ingenua impostazione dei sette frati oranti, dall’ovale ingentilito nell’atto d’umiltà - che partendosi fin dal Medioevo giunge ai nostri giorni: per ricordare, nella memoria d’arte, un fatto storico e una vicenda umana che segnarono la Chiesa e la coscienza dei fedeli.


Carlo Andreoli, 19/03/2013



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Data pubblicazione pagina: 30/03/2013; aggiornamenti: nessuno
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