IL DIALETTO: ...spunti


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NOVITA' A FONDO PAGINA: "Il dialetto di Belvedere nelle notizie di Rohlfs" a cura di G. Abete

Prima di iniziare a parlare del dialetto belvederese, vorremmo fare una rapida carrellata sulle lingue parlate nella Calabria, uniformandoci completamente a quanto sostenuto da padre Giovanni Fiore (1622-1683) nella gi citata sua opera sulla Calabria e cercando di schematizzare qualcosa che impossibile schematizzare, dal momento che il passaggio da una lingua ad un'altra non mai repentino ma qualcosa che cambia gradatamente e, soprattutto, che la vecchia lingua non mai abbandonata completamente.
Padre Fiore sostiene che all'origine la lingua parlata doveva essere l'ebreo-arameo in quanto introdotto dai popoli Aschenazzi, popoli di origine ebrea. Poi fu la volta della lingua greca, introdotta dai greci nel primo periodo della Magna Graecia (VIII sec a.C.-IV sec. d.C.). Con l'occupazione di alcune zone della Calabria da parte dei Bruzzi, originari della Lucania, vi fu introdotto anche il "lucano" che alcuni sostengono fosse vicina al greco, altri vicino al latino, mentre il Fiore sostiene vicina all'osco, lingua parlata nel Sannio da cui i Lucani provenivano. In questo periodo (IV sec. a.C. - III sec. d.C.) le lingue parlate erano, probabilmente, due: il greco e il lucano. Con la conquista romana, il latino divenne la lingua parlata in Calabria (siamo nel III sec. d.C.), insieme, naturalmente, al greco che non venne mai abbandonato del tutto. Dalla convivenza delle due lingue ne nacque una terza: l'italiana. "Cos addunque corrotta la favella latina, nell'Italiana, e da principio assai rozza, cominci, come a ripulirsi, cos a divenir comune alla Calabria, e sottentrare in luogo non meno della Greca, che della Latina".
Il continuo avvicendarsi di popoli diversi (Normanni, Svevi, Spagnoli, Francesi) fece s che nella nostra regione nascessero a poco a poco una serie di "lingue" locali, i dialetti, "Ma con tanto divario, e di voce, e di pronunzia, quasi per ciascheduna contrada, ch'accoppiati insieme, un dalle parti di Reggio, un altro da quelle di Bova, un terzo di Stilo, un quarto di Montelione, un altro di Catanzaro, e di Cosenza, apena potrebbono esser riconosciuti dalla favella, per uomini della medesima Nazione".

IL DIALETTO belvederese caratterizzato da un elemento particolare che lo distingue da quelli parlati nei comuni limitrofi:
il suono "ai" al posto delle vocali "i" ed "e".
Ecco un esempio:
Italiano: Te l'ho detto gi ieri!
Belvederese: Ta ggi dittә gi diyrә! (*)
Altri: Ta yu dttә gi yrә!
(*): il simbolo "ә" sta per quel suono vocalico muto tra la "e" e la "u" che caratterizza i dialetti meridionali in genere; il suono paragonabile a quello della seconda "e" dell'inglese "better". La "y", invece, va pronunciata come la "y" dell'inglese yes o la "j" del tedesco ja.

Un'altra particolarit di questo dialetto che alcune parole, quando sono da sole o sono alla fine della frase, sono pronunciate col suono "ai", mentre, in altri casi, generalmente quando sono accompagnate da complementi, da avverbi o da aggettivi e comunque quando c' necessit di velocizzare il ritmo della frase, il suono "ai" sostituito dal suono dialettale muto, di cui appena detto nella nota precedente.
Esempio:
Italiano: Quanti capelli che hai!
Belvederese 1: Quntә capә'llә ca tnә! (se pronunciata rapidamente)
Belvederese 2: Quntә capillә, ca tnә!(se pronunciata con enfasi)

Un altro esempio:
Fidanzato in dialetto si dice " u zitә", fidanzata si dice "a zita". Ora se durante il discorso vogliamo dire "il fidanzato e la fidanzata", in dialetto diremo "u zitә e la zita" se ci soffermiano sulle singole parole, ma se nel discorso i due li nominiamo con una certa velocit diremo "u zәtә e la zita".
Questa particolarit si nota ancora di pi nel caso dei superlativi ottenuti con la reduplicazione intensiva degli aggettivi:
Italiano: Molto pressato (stretto stretto) - Zitto zitto - Vicinissimo (vicino vicino).
Belvederese: 'ncttә 'ncuttә (molto pressato, stipato, stretto stretto) - cttә ciittә (zitto zitto) - vicnә viciinә (vicino vicino).

Altra curiosit:
Italiano: Libro, penna.
Belvederese: u libbrә, a pinna.
In questo esempio si vede che nel dialetto belvederese i sostantivi sono sempre accompagnati dagli articoli: suonerebbe strano pronunciare la parola "libro" da sola, senza articolo.
Abbiamo avuto la prova di questa particolarit nel preparare il dizionario parlato: nella fase di registrazione dei vocaboli, il belvederese che li pronunciava, nonostante gli venisse ricordato ogni volta, vi anteponeva sempre l'articolo.

Nel dialetto belvederese non esistono i tempi indicativi del passato remoto e del futuro che sono generalmente sostituiti, nell'ordine, dal passato prossimo e da una costruzione verbale costituita dall'indicativo presente del verbo dovere + infinito presente del verbo utilizzato.
Esempio:
Italiano: Siamo andati - Andammo - Andremo
Belvederese: A mu yutә - A mu yutә - A ma y
dove, letteralmente, si pu traslitterare: a mu (=siamo) yutә (=andati), a ma (=dobbiamo) y (=andare).

Per quanto riguarda il passato remoto c' da dire che alcuni belvederesi pi anziani utilizzano il passato remoto dialettale che, invece, non pi conosciuto e comunque non pi utilizzato dai giovani.
Italiano: Mangiai - Mangiarono - Mangi - Mangiammo
Belvederese: Mangzә - Mangzәnә - Mangza - Mangzәmә
dove la "z" va pronunciata stretta come le "z" del napoletano ziz (=zio).

CARRELLATA DI ALTRE PARTICOLARITA' E CURIOSITA':
A) Mancanza dell'indicativo presente del verbo avere: viene sostituito dal verbo tenere
Esempio:
Italiano: Io ho una bella casa
Belvederese: Y tgnә n bella casa (io tengo una bella casa)

L'indicativo presente del verbo dovere:
Y ggi (io devo)
Tunә ya (tu devi)
Dillә dda (egli deve)
Nuyә ma (noi dobbiamo)
Vuyә ta (voi dovete)
Lrә na (essi devono)

Il passato prossimo del verbo andare:
Y sugnә yutә (io sono andato; si dice anche: ggiu yutә)
Tunә s yutә (tu sei andato; si dice anche: yutә)
Dillә yutә (egli andato)
Nuyә sә'mә yutә (noi siamo andati; si dice anche: mu yutә)
Vuyә sә'tә yutә (voi siete andati; si dice anche: tu yutә)
Lrә su yutә (essi sono andati; si dice anche: nu yutә)

La coniugazione dei verbi, tuttavia, molto complicata perch ha numerose varianti a seconda dei tempi dei verbi ma anche a seconda dei contesti della frase e del suo ritmo; inoltre oggi difficile individuare quali sono le interferenze che in questi ultimi decenni la lingua italiana, soprattutto attraverso la televisione, ha determinato sul dialetto.

B) Parole e modi di dire strani o in disuso:
01) sicut (rincorrere)
02) scirrapitzzi (trasandato, vestito con stracci)
03) carcarlla (caldo afoso, intenso)
04) vcchiә catravcchiә (molto vecchio, decrepito)
05) var (cadere a pezzi, crollare, demolire)
06) vtta (subito, fa' presto, sbrigati)
07) ziculiya, ziculi (si muove - oscilla, muoversi - oscillare)
08) 'nsarvamntә (finalmente)
09) 'mprucchia (inserisci, immetti)
10) millichllә (poco)
11) a fischculttә (esili; avere le gambe "a fischculttә", avere le gambe esili e sbilenche)
12) 'u sttә (fondo; "mәttә'l'allu sttә": "ponilo sul fondo")
13) aggualrsi (calmare, mangiando qualcosa, i morsi della fame)
14) ciculә (spicchio, acino; particolarmente usato per indicare uno spicchio d'arancia o un chicco d'uva)
15) 'mbruscin (strofinarsi, sfregarsi contro qualcosa sporcandosi; particolarmente usato nei confronti dei ragazzi quando giocano sui pavimenti e si sporcano i vestiti)
16) affalupp (magiare con voracit)
17) dchәtә (si usa solo al plurale e significa "cose inutili")
18) masiniclәjә (basilico)
19) 'ntuppә (spesso, di grosso spessore)
20) juppinllә (maglioncino stretto stretto, piccolo giubbotto)
21) 'ncuttә (pressato, stipato)
22) tiçiinә (italianizzabile in "Tiscno": agg. e s.m. Detto di persona che con i suoi atteggiamenti o con le sue parole induce in qualche modo gli altri a prenderlo in giro o che si sente preso in giro e si arrabbia per parole, sorrisi o atteggiamenti altrui anche quando questi non ne hanno la minima intenzione. Esempio tipico quando, di punto in bianco e prima che qualcuno abbia pensato di farlo, il T i s c n o, arrabbiato, grida a quelli che gli sono intorno: "Ragazzi non prendetemi in giro perch ho le pietre in tasca". La parola strettamente di uso e origine belvederese in quanto utilizzata per indicare un personaggio realmente vissuto a Belvedere Marittimo (CS) nella prima met del sec. XX)
Per la pronuncia del simbolo "ç" vedi sotto al punto D.


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C) Forme verbali particolari:
Le forme atone dei pronomi (lo, la, ci, vi) sono rese con una costruzione verbale che si avvicina alla forma gerundiva della lingua italiana.

La forma in -ci della lingua italiana resa con -undә:
Alziamoci = Sumamundә
Spostiamoci = Spustamundә
Salviamoci = Salvamundә
NOTA: sicuramente errata la forma resa con l'accento sulla prima "a" (spustmundә) in quanto un'influenza dell'accento della corrispondente parola italiana.

La forma in -celo della lingua italiana resa con -undilә ovvero con -ndmulә:
Alziamocelo = Sumamundilә (o anche Sumandәmulә)
Togliamocelo = Lәvamundilә (o anche Lәvandәmulә)
Mangiamocelo = Mangiamundilә (o anche Mangiandәmulә)
Vendiamocelo = Vәndәmundilә ( o anche Vәndәndәmulә)

La forma in -cene resa con -indә:
Andiamocene = Yamunindә
l'unica forma che mi suona familiare; altre forme come potrebbero essere "Spustamunindә" (=Spostiamocene ?)
o "Lәvamunindә" (=Togliamocene) non mi suonano molto familiari e, dunque, sono rare o errate e comunque sono pi usate "Spustamundә da 'lluccә" (= Spostiamoci da qui) e "Lәvamundә da 'lluccә" (=Togliamoci da qui").

D) Un suono fonetico particolare:
Le parole "fiume" e "soffio" pronunciate in dialetto belvederese hanno un suono particolare che non facile spiegare o trascrivere senza ascoltarlo direttamente con le proprie orecchie. E' un suono palatale che paragonabile, in qualche modo, al suono "ch" del tedesco "ich" (pronome personale "io") generalmente trascritto nel modo seguente: ['iç].
Per dare un'idea di come si emette questo suono, provate a pronunciare "sci" posizionando lingua e palato per dire "chi".
"Fiume" e "soffio", pertanto, utilizzando il suddetto simbolo fonetico, possiamo cos trascriverli:
-) 'çiumә (=fiume)
-) 'çiuççiә (=soffio).

E) Il plurale:
E'interessante notare anche le caratteristiche della formazione del plurale dei nomi. Ci sembrato di capire che per quanto riguarda i nomi maschili non c' variazione nel passaggio dal singolare al plurale. Esempio:
n quadrә (un quadro) - dujә quadrә (due quadri)
n libbrә (un libro) - dujә libbrә (due libri)
n canә (un cane) - dujә canә (due cani)

I nomi femminili, invece, al singolare terminano in "a" al plurale terminano in "ә". Esempio:
n csa (una casa) - 'ttrә casә (tre case)
n prta (una porta) - 'ttrә prtә (tre porte)
n brsa (una borsa) - 'ttrә borsә (tre borse).
Non troviamo, per il momento, alcuna eccezione a questa regola.


Una notizia a mio giudizio molto interessante sul dialetto, quella che ci viene, indirettamente, dallo storico Gabriele Barrio (che scrive nel 1571). Dice il Barrio: "Ad mare Blanda oppidum est....: BELLIVIDARIUM vulgus vocat...", cio il popolo la chiama "BELLIVIDARIUM" che potrebbe essere la radice dell'odierno suono "ai", che l'elemento caratteristico del dialetto belvederese, di cui abbiamo gi detto.


Ancora tantissime sarebbero le cose da dire a proposito di questo dialetto (la coniugazione dei verbi, la pronuncia, raffronti con gli altri dialetti meridionali, le sue radici e la sua evoluzione, un piccolo dizionario, i modi di dire, gli articoli, e cos via) ma lo scopo di questa pagina web semplicemente quello di stimolare altre persone, competenti in materia linguistica, ad iniziarne uno studio approfondito e completo che richiede tempo e competenza, appunto. Per questi motivi sono ben accolti suggerimenti e correzioni motivati al fine di poter rendere sempre pi ampia e corretta questa pagina. Mi scuso per eventuali errori e imperfezioni: segnalatemeli! Grazie!.


APPENDICE

ARRICCHIAMO questa pagina con "IL DIALETTO BELVEDERESE nelle notizie di Rohlfs" a cura di G. Abete, giovane studioso del Ns. dialetto che nei mesi di settembre e ottobre 2006 si recato a Belvedere per studiarne le caratteristiche attraverso colloqui e interviste con gente del posto.

"Il dialetto di Belvedere nelle notizie di Rohlfs:
il vocalismo", a cura di G. Abete


1. Nellopera di Rohlfs (Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, 3 voll., Torino, Einaudi, 1949-1951) si trovano alcuni riferimenti al dialetto di Belvedere Marittimo. Si tratta di considerazioni molto limitate e sicuramente non esaustive, ma che possono comunque costituire un primo punto di riferimento nella descrizione di questo dialetto, che non ha ricevuto ancora una trattazione specifica.
Rohlfs cita Belvedere ( 12) tra quei dialetti che presentano mutazioni fonetiche delle vocali in corrispondenza di determinati accenti di frase. Mentre questa caratteristica risulta piuttosto diffusa sulla costa sud orientale, dallAbruzzo fino alla provincia di Bari, sulla costa Tirrenica Rohlfs la rinviene solo per i dialetti di Pozzuoli e di Belvedere:
Nella costa occidentale dellItalia meridionale una siffatta dipendenza della mutazione fonetica dallaccento di frase io lho potuta stabilire soltanto in due localit: a Pozzuoli presso Napoli e a Belvedere in provincia di Cosenza []. A Belvedere i accentata (anche la i calabrese originata da ē) diventa ai, u accentata (come la u calabrese originata da ō) diventa au, per rimane conservato il precedente grado vocalico qualora laccento della frase venga a cadere su di unaltra parola: cfr. vainu vino, ma u vinu jancu il vino bianco, taila (cal. tila), ma a tila nva, maula mula, ma a mula vcchia, scaupa (cal. scupa) scopa ma na scupa nva.
2. Il paragrafo sopra citato riguarda il fenomeno delle mutazioni fonetiche dipendenti dallaccento di frase in generale. Belvedere viene ricordata anche quando Rohlfs parla nello specifico della dittongazione delle singole vocali. A questo proposito lo studioso tedesco individua una differenza di esiti per la parlata degli uomini, da un lato, e quella di donne e bambini, dallaltro:
Lungo la costa calabrese (Belvedere) la ī passa ad i (nella lingua degli uomini) oppure ad ai (nella lingua delle donne e dei bambini), e non soltanto in sillaba libera, bens anche in posizione chiusa: filu (failu) filo, vita (vaita), vinu (vainu), amicu (amaicu), lira (laira), skrittu (skraittu), milli (mailli) mille. ( 31) A Belvedere, sulla costa Calabrese, la ū diventa u nella lingua degli uomini, oppure au nella lingua delle donne e dei bambini, tanto in sillaba libera quanto in sillaba chiusa: mulu (maulu), fumu (faumu), vindutu (vindautu), fruttu (frauttu). ( 39)
Dal canto nostro dobbiamo esprimere qualche riserva sullesistenza di una distinzione cos sistematica tra gli esiti degli uomini e di quelli di donne e bambini. In alcune interviste da noi effettuate gli esiti ai e au (che Rohlfs considera esclusivi di donne e bambini) sono risultati tuttaltro che infrequenti nei parlanti uomini, pur presentando unalternanza, al momento difficile da definire, con esiti di tipo pi chiuso. Non abbiamo, invece, registrazioni di donne e bambini.
3. Il quadro del vocalismo belvederese complicato dal passaggio, tipico dellestremo Mezzogiorno, di a i e di a u. Anche le vocali che derivano da questo cambiamento fonologico vanno incontro a dittongazione: [] a Belvedere (prov. Cosenza) la i di tila tela, sita seta, tinimu teniamo, pira pera, frisku, killu quello, strittu, si sviluppa in i (nella pronuncia delle donne in ai), e di conseguenza si ha taila, saita, tinaimu, paira, fraisku, kaillu, straittu, ovvero tila, sita, ecc., esattamente come da vinu si sviluppa vinu (vainu) e da vita vita (vaita); ( 58)
Anche a Belvedere, sulla costa calabra occidentale (prov. Cosenza), la u di vuće, sulu, furnu, tundu si sviluppa in u nelle donne in au- (perci si ha vauće, saulu, faurnu, taundu, oppure vuće, ecc.) esattamente come muru passa a mauru (muru) e fusu a fausu (fusu). (76)
4. Belvedere viene ricordato anche come uno dei pochi dialetti italiani (gli altri sono solo Ischia, Procida e Pozzuoli) ad ammettere i fenomeni di dittongazione suddetti anche in sillaba chiusa, mentre in genere essi sono limitati soltanto alla sillaba aperta ( 10):
[]; il passaggio di ī ad ai e di ū ad au a Belvedere (Calabria) sia in posizione libera che in posizione chiusa (amaiku e scraittu, maulu e frauttu).
Questa caratteristica pu giocare un ruolo teorico importante nelle pi moderne teorie fonologiche. Si veda a questi proposito:
Abete, G. (2006), Sulla questione della sillaba superpesante: i dittonghi discendenti in sillaba chiusa nel dialetto di Pozzuoli, in R. Savy (acd.) Analisi Prosodica. Teorie, modelli e sistemi di annotazione, atti del II Convegno AISV (Associazione Italiana Scienze della Voce), Salerno 30.XI-2.XII.2005
5. Il dialetto belvederese risulta molto interessante anche per gli esiti della metafonia di ě e ŏ per effetto di i e u finali. Mentre nella maggioranza dei dialetti meridionali lesito un dittongo ascendente (cfr. nap. castiello, puorco), in altri dialetti c una riduzione dei dittonghi a vocali semplici i e u. In verit Rohlfs cita Belvedere solo in riferimento a ŏ > u ( 125): [] nella Calabria settentrionale per Belvedere (uvu, purku, bunu) [], ma da alcune interviste svolte recentemente sul campo risulta chiaramente che questo fenomeno riguarda anche la ě (vedi ad es. bel. castillo, da confrontare con il nap. castiello).
Rohlfs tralascia anche il fatto che le i e le u che derivano da metafonia di ě e ŏ non prendono parte alla dittongazione spontanea (infatti un esito come *castaillo viene giudicato impossibile dai parlanti belvederesi).

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