
Prima di iniziare a parlare del dialetto belvederese, vorremmo fare una rapida carrellata sulle lingue parlate nella Calabria, uniformandoci completamente a quanto sostenuto da padre Giovanni Fiore (1622-1683) nella già citata sua opera sulla Calabria e cercando di schematizzare qualcosa che è impossibile schematizzare, dal momento che il passaggio da una lingua ad un'altra non è mai repentino ma è qualcosa che cambia gradatamente e, soprattutto, che la vecchia lingua non è mai abbandonata completamente.
CARRELLATA DI ALTRE PARTICOLARITA' E CURIOSITA':
Una notizia a mio giudizio molto interessante sul dialetto, è quella che ci viene, indirettamente, dallo storico Gabriele Barrio (che scrive nel 1571). Dice il Barrio: "Ad mare Blanda oppidum est....: BELLIVIDARIUM vulgus vocat...", cioé il popolo la chiama "BELLIVIDARIUM" che potrebbe essere la radice dell'odierno suono "ai", che è l'elemento caratteristico del dialetto belvederese, di cui abbiamo già detto.
Ancora tantissime sarebbero le cose da dire a proposito di questo dialetto (la coniugazione dei verbi, la pronuncia, raffronti con gli altri dialetti meridionali, le sue radici e la sua evoluzione, un piccolo dizionario, i modi di dire, gli articoli, e così via) ma lo scopo di questa pagina web è semplicemente quello di stimolare altre persone, competenti in materia linguistica, ad iniziarne uno studio approfondito e completo che richiede tempo e competenza, appunto. Per questi motivi sono ben accolti suggerimenti e correzioni motivati al fine di poter rendere sempre più ampia e corretta questa pagina. Mi scuso per eventuali errori e imperfezioni: segnalatemeli! Grazie!.
Padre Fiore sostiene che all'origine la lingua parlata doveva essere l'ebreo-arameo in quanto introdotto dai popoli Aschenazzi, popoli di origine ebrea. Poi fu la volta della lingua greca, introdotta dai greci nel primo periodo della Magna Graecia (VIII sec a.C.-IV sec. d.C.). Con l'occupazione di alcune zone della Calabria da parte dei Bruzzi, originari della Lucania, vi fu introdotto anche il "lucano" che alcuni sostengono fosse vicina al greco, altri vicino al latino, mentre il Fiore sostiene vicina all'osco, lingua parlata nel Sannio da cui i Lucani provenivano. In questo periodo (IV sec. a.C. - III sec. d.C.) le lingue parlate erano, probabilmente, due: il greco e il lucano. Con la conquista romana, il latino divenne la lingua parlata in Calabria (siamo nel III sec. d.C.), insieme, naturalmente, al greco che non venne mai abbandonato del tutto. Dalla convivenza delle due lingue ne nacque una terza: l'italiana. "Così addunque corrotta la favella latina, nell'Italiana, e da principio assai rozza, cominciò, come a ripulirsi, così a divenir comune alla Calabria, e sottentrare in luogo non meno della Greca, che della Latina".
Il continuo avvicendarsi di popoli diversi (Normanni, Svevi, Spagnoli, Francesi) fece sì che nella nostra regione nascessero a poco a poco una serie di "lingue" locali, i dialetti, "Ma con tanto divario, e di voce, e di pronunzia, quasi per ciascheduna contrada, ch'accoppiati insieme, un dalle parti di Reggio, un altro da quelle di Bova, un terzo di Stilo, un quarto di Montelione, un altro di Catanzaro, e di Cosenza, apena potrebbono esser riconosciuti dalla favella, per uomini della medesima Nazione".
IL DIALETTO belvederese è caratterizzato da un elemento particolare che lo distingue da quelli parlati nei comuni limitrofi:
il suono "ai" al posto delle vocali "i" ed "e".
Ecco un esempio:
Italiano: Te l'ho detto già ieri!
Belvederese: Ta ggiù dàittә già diyìrә! (*)
Altri: Ta yu dìttә già yìrә!
(*): il simbolo "ә" sta per quel suono vocalico muto tra la "e" e la "u" che caratterizza i dialetti meridionali in genere; il suono è paragonabile a quello della seconda "e" dell'inglese "better". La "y", invece, va pronunciata come la "y" dell'inglese yes o la "j" del tedesco ja.
Un'altra particolarità di questo dialetto è che alcune parole, quando sono da sole o sono alla fine della frase, sono pronunciate col suono "ai", mentre, in altri casi, generalmente quando sono accompagnate da complementi, da avverbi o da aggettivi e comunque quando c'è necessità di velocizzare il ritmo della frase, il suono "ai" è sostituito dal suono dialettale muto, di cui appena detto nella nota precedente.
Esempio:
Italiano: Quanti capelli che hai!
Belvederese 1: Quàntә capә'llә ca tìnә! (se pronunciata rapidamente)
Belvederese 2: Quàntә capàillә, ca tìnә!(se pronunciata con enfasi)
Un altro esempio:
Fidanzato in dialetto si dice " u zàitә", fidanzata si dice "a zàita". Ora se durante il discorso vogliamo dire "il fidanzato e la fidanzata", in dialetto diremo "u zàitә e la zàita" se ci soffermiano sulle singole parole, ma se nel discorso i due li nominiamo con una certa velocità diremo "u zәtә e la zàita".
Questa particolarità si nota ancora di più nel caso dei superlativi ottenuti con la reduplicazione intensiva degli aggettivi:
Italiano: Molto pressato (stretto stretto) - Zitto zitto - Vicinissimo (vicino vicino).
Belvederese: 'ncùttә 'ncàuttә (molto pressato, stipato, stretto stretto) - cìttә ciàittә (zitto zitto) - vicìnә viciàinә (vicino vicino).
Altra curiosità:
Italiano: Libro, penna.
Belvederese: u làibbrә, a pàinna.
In questo esempio si vede che nel dialetto belvederese i sostantivi sono sempre accompagnati dagli articoli: suonerebbe strano pronunciare la parola "libro" da sola, senza articolo.
Abbiamo avuto la prova di questa particolarità nel preparare il dizionario parlato: nella fase di registrazione dei vocaboli, il belvederese che li pronunciava, nonostante gli venisse ricordato ogni volta, vi anteponeva sempre l'articolo.
Nel dialetto belvederese non esistono i tempi indicativi del passato remoto e del futuro che sono generalmente sostituiti, nell'ordine, dal passato prossimo e da una costruzione verbale costituita dall'indicativo presente del verbo dovere + infinito presente del verbo utilizzato.
Esempio:
Italiano: Siamo andati - Andammo - Andremo
Belvederese: A mu yàutә - A mu yàutә - A ma yà
dove, letteralmente, si può traslitterare: a mu (=siamo) yàutә (=andati), a ma (=dobbiamo) yà (=andare).
Per quanto riguarda il passato remoto c'è da dire che alcuni belvederesi più anziani utilizzano il passato remoto dialettale che, invece, non è più conosciuto e comunque non più utilizzato dai giovani.
Italiano: Mangiai - Mangiarono - Mangiò - Mangiammo
Belvederese: Mangèzә - Mangèzәnә - Mangèza - Mangèzәmә
dove la "z" va pronunciata stretta come le "z" del napoletano zizì (=zio).
A) Mancanza dell'indicativo presente del verbo avere: viene sostituito dal verbo tenere
Esempio:
Italiano: Io ho una bella casa
Belvederese: Yì tìgnә nà bella casa (io tengo una bella casa)
L'indicativo presente del verbo dovere:
Yì à ggià (io devo)
Tàunә à ya (tu devi)
Dàillә à dda (egli deve)
Nàuyә à ma (noi dobbiamo)
Vàuyә à ta (voi dovete)
Lòrә à na (essi devono)
Il passato prossimo del verbo andare:
Yì sugnә yàutә (io sono andato; si dice anche: à ggiu yàutә)
Tàunә sì yàutә (tu sei andato; si dice anche: à yàutә)
Dàillә è yàutә (egli è andato)
Nàuyә sә'mә yàutә (noi siamo andati; si dice anche: à mu yàutә)
Vàuyә sә'tә yàutә (voi siete andati; si dice anche: à tu yàutә)
Lòrә su yàutә (essi sono andati; si dice anche: à nu yàutә)
La coniugazione dei verbi, tuttavia, è molto complicata perché ha numerose varianti a seconda dei tempi dei verbi ma anche a seconda dei contesti della frase e del suo ritmo; inoltre oggi è difficile individuare quali sono le interferenze che in questi ultimi decenni la lingua italiana, soprattutto attraverso la televisione, ha determinato sul dialetto.
B) Parole e modi di dire strani o in disuso:
01) sicutà (rincorrere)
02) scirrapitàzzi (trasandato, vestito con stracci)
03) carcarèlla (caldo afoso, intenso)
04) vìcchiә catravìcchiә (molto vecchio, decrepito)
05) varà (cadere a pezzi, crollare, demolire)
06) vìtta (subito, fa' presto, sbrigati)
07) ziculàiya, ziculià (si muove - oscilla, muoversi - oscillare)
08) 'nsarvamìntә (finalmente)
09) 'mpràucchia (inserisci, immetti)
10) millichìllә (poco)
11) a fischculìttә (esili; avere le gambe "a fischculìttә", avere le gambe esili e sbilenche)
12) 'u sìttә (fondo; "mәttә'l'allu sìttә": "ponilo sul fondo")
13) aggualàrsi (calmare, mangiando qualcosa, i morsi della fame)
14) càiculә (spicchio, acino; particolarmente usato per indicare uno spicchio d'arancia o un chicco d'uva)
15) 'mbruscinà (strofinarsi, sfregarsi contro qualcosa sporcandosi; particolarmente usato nei confronti dei ragazzi quando giocano sui pavimenti e si sporcano i vestiti)
16) affaluppà (magiare con voracità)
17) dèchәtә (si usa solo al plurale e significa "cose inutili")
18) masinicòlәjә (basilico)
19) 'ntàuppә (spesso, di grosso spessore)
20) juppinìllә (maglioncino stretto stretto, piccolo giubbotto)
21) 'ncàuttә (pressato, stipato)
22) tiçiàinә (detto di persona che con i suoi atteggiamenti, gesti o parole volontariamente (o involontariamente) provocatorie, istiga gli altri a prenderlo in giro. Esempio: "Ragazzi, vi avviso, che se mi prendete in giro ho già pronte le pietre in tasca!")
Per la pronuncia del simbolo "ç" vedi sotto al punto D.
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DIZIONARIO PARLANTE DEL DIALETTO BELVEDERESE
C) Forme verbali particolari:
Le forme atone dei pronomi (lo, la, ci, vi) sono rese con una costruzione verbale che si avvicina alla forma gerundiva della lingua italiana.
La forma in -ci della lingua italiana è resa con -àundә:
Alziamoci = Sumamàundә
Spostiamoci = Spustamàundә
Salviamoci = Salvamàundә
NOTA: è sicuramente errata la forma resa con l'accento sulla prima "a" (spustàmundә) in quanto è un'influenza dell'accento della corrispondente parola italiana.
La forma in -celo della lingua italiana è resa con -undàilә ovvero con -ndmàulә:
Alziamocelo = Sumamundàilә (o anche Sumandәmàulә)
Togliamocelo = Lәvamundàilә (o anche Lәvandәmàulә)
Mangiamocelo = Mangiamundàilә (o anche Mangiandәmàulә)
Vendiamocelo = Vәndәmundàilә ( o anche Vәndәndәmàulә)
La forma in -cene è resa con -àindә:
Andiamocene = Yamunàindә
è l'unica forma che mi suona familiare; altre forme come potrebbero essere "Spustamunàindә" (=Spostiamocene ?)
o "Lәvamunàindә" (=Togliamocene) non mi suonano molto familiari e, dunque, sono rare o errate e comunque sono più usate "Spustamàundә da 'lluccә" (= Spostiamoci da qui) e "Lәvamàundә da 'lluccә" (=Togliamoci da qui").
D) Un suono fonetico particolare:
Le parole "fiume" e "soffio" pronunciate in dialetto belvederese hanno un suono particolare che non è facile spiegare o trascrivere senza ascoltarlo direttamente con le proprie orecchie. E' un suono palatale che è paragonabile, in qualche modo, al suono "ch" del tedesco "ich" (pronome personale "io") generalmente trascritto nel modo seguente: ['iç].
Per dare un'idea di come si emette questo suono, provate a pronunciare "sci" posizionando lingua e palato per dire "chi".
"Fiume" e "soffio", pertanto, utilizzando il suddetto simbolo fonetico, possiamo così trascriverli:
-) 'çiàumә (=fiume)
-) 'çiàuççiә (=soffio).
E) Il plurale:
E'interessante notare anche le caratteristiche della formazione del plurale dei nomi. Ci è sembrato di capire che per quanto riguarda i nomi maschili non c'è variazione nel passaggio dal singolare al plurale. Esempio:
nù quadrә (un quadro) - dujә quadrә (due quadri)
nù làibbrә (un libro) - dujә làibbrә (due libri)
nù canә (un cane) - dujә canә (due cani)
I nomi femminili, invece, al singolare terminano in "a" al plurale terminano in "ә". Esempio:
nà càsa (una casa) - 'ttrә casә (tre case)
nà pòrta (una porta) - 'ttrә pòrtә (tre porte)
nà bòrsa (una borsa) - 'ttrә borsә (tre borse).
Non troviamo, per il momento, alcuna eccezione a questa regola.
APPENDICE
ARRICCHIAMO questa pagina con "IL DIALETTO BELVEDERESE nelle notizie di Rohlfs" a cura di G. Abete, giovane studioso del Ns. dialetto che nei mesi di settembre e ottobre 2006 si è recato a Belvedere per studiarne le caratteristiche attraverso colloqui e interviste con gente del posto.
