SAN DANIELE FASANELLA

IN SINTESI

Daniele Fasanella, santo, nacque a Belvedere Marittimo (CS -Italia) nella II/a metà del XII sec. e morì - decapitato - a Ceuta (oggi enclave spagnola in Marocco) il 13 ottobre 1227. Dell'ordine monastico dei Frati Minori, fondò il convento di S.Maria del Soccorso (Rogliano CS) e di Gerace Superiore (RC).
Fu ministro provinciale del suo ordine religioso; venne canonizzato da papa Leone X il 22 febbraio 1516.



San Daniele e compagni nell'arte classica, di Carlo Andreoli.


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LA VITA

Secondo quanto riferisce lo storico locale Vincenzo Nocito, sulla vita e sul martirio di Daniele Fasanella esistono almeno 4 importantissimi documenti:
1) relazione, scritta da frate Mariano da Genova e trasmessa da Ceuta (la città in cui avvenne il martirio) al vicario generale dell'ordine dei Minori Padre Elia, il 27 ottobre 1227;
2) codice del secolo XIII conservato nella biblioteca Laurenziana di Firenze e pubblicato a Parigi nel 1924 sul giornale La France Franciscaine;
3) appendice alla Cronaca XXIV dei Ministri Generali pubblicata dal Collegio di S.Bonaventura in Quaracchi (FI) alle pagine 613-616;
4) manoscritto compilato da un fiorentino e conservato nell'archivio del Cenobio dei Riformati in San Marco Argentano (CS).
Sulla nascita e sulla giovinezza di Daniela Fasanella, non abbiamo alcuna notizia. Lo storico Vincenzo Nocito attesta che "...di nobile stirpe egli discese, poiché la famiglia Fasanella per molti secoli posteriori mantenne il lustro e il decoro del proprio casato, come rilevasi dagli atti pubblici e dai registri notarili di quell'epoca nonché dagli antichi catasti conservati nell'archivio comunale (di Belvedere)".
Sulla famiglia Fasanella, troviamo maggiori notizie in una monografia del prof. Umberto Iaconangelo, secondo il quale questa famiglia prese il nome dalla signoria di Fasanella, avuta nel sec. XI, e da Tancredi Fasanella, signore di Morano, Grisolia, Laino e Cirella, discese il ramo stabilitosi a Belvedere.
San Daniele prima di diventare frate era sacerdote. Ricevette l'abito monastico dei Frati Minori, nella città di Agropoli (SA) nel 1219, "...da padre Francesco de' Moriconi d'Assisi..." (San Francesco) che da appena dieci anni aveva fondato quest' ordine religioso.
Compì per cinque anni il noviziato presso il convento di Corigliano Calabro e nel 1224 fondò il convento di S.Maria del Soccorso nella località detta il Lago (distante circa un miglio da S.Stefano in Mangone - Rogliano CS), dove dimorò due anni. In questi anni fondò anche un altro convento: quello di Gerace Superiore (RC). Eletto Ministro Provinciale della Calabria nel 1226, organizzò una missione in Africa con altri 6 frati francescani della provincia di Cosenza: Nicola Abenante e Leone Somma di Corigliano C., Ugolino di Cerisano, Angelo Tancredi, Samuele Iannitelli e Donnulo Rinaldi di Castrovillari.
I 7 frati si imbarcarono presso il lido di Belvedere su una nave diretta a Livorno.
Si narra che prima di partire Daniele fece scaturire acqua potabile nei pressi della riva del mare affinché la nave se ne potesse abbondantemente rifornire per il viaggio.
L'episodio è riferito dallo storico Giovanni Fiore in una sua opera del 1691, il quale aggiunge che: "...cangiata (l'acqua) in Fonte perenne, oggi giorno la dura col nome d'Acqua di S.Daniele".
Si narra, altresì, che su uno degli scogli, oggi chiamati "scogli oremus", rimase impressa l'orma del piede del Santo.

Giunti a Livorno, raggiunsero Firenze, nel dicembre del 1226, dove li accolse il ministro generale dei Minori, padre Elia. Qui rimasero fino alla primavera dell'anno successivo, poi, dopo essere sbarcati a Barcellona, si recarono a Tarragona (Spagna), dove attesero la partenza di una nave diretta in Africa. Il 26 settembre 1227 Daniele, Angelo e Leone, giunsero a Ceuta (dal 1580 enclave spagnola situata nel territorio del Marocco); otto giorni dopo giunsero anche gli altri 4 frati. Poiché i cristiani non potevano entrare in città senza uno speciale permesso, i 7 frati vi si introdussero di nascosto, domenica 5 ottobre, alle prime luci dell'alba.
Così padre Mariano da Genova, racconta l'inizio della loro predicazione e il loro immediato arresto: "Compiute queste cose (cioè la confessione reciproca e la celebrazione della S.Messa), non ostante le nostre opposizioni entrarono in città, tenendo ciascuno in una mano il crocifisso e con voce franca e ardita van dicendo che solo Cristo è il salvatore del mondo e la legge maomettana mena all'inferno. Ma il popolo all'udir quelle offese al loro profeta, infuriato, li percosse oltraggiandoli e svillaneggiandoli. E quelli tutto sopportavano con animo lieto per amore di Cristo. Finalmente vengono condotti innanzi al re, il quale vedendoli intrepidi e parlar con fervore ed in tuono d'alterigia, li prese per pazzi. Per la qual cosa comandò che fossero messi in carcere, ove stettero per otto giorni, privi di cibo".
Ricondotti dinanzi al giudice venne loro intimato di abiurare la propria fede e di rinnegare ciò che avevano predicato: al loro risoluto rifiuto, seguì la condanna a morte.
Dopo essere stati denudati, legati e percossi, furono decapitati. Era il 13 ottobre dell'anno 1227. I loro corpi furono tagliati a pezzi e trascinati per le vie della città. Calmato il furore del popolo i mercanti genovesi, pisani e marsigliesi li raccolsero di notte e li seppellirono nel sobborgo di Ceuta.
Daniele Fasanella e compagni furono canonizzati il 22 febbraio del 1516 da papa Leone X.
Nel 1612 giunsero a Belvedere, mandati dalla città di Paola, "...la statua e reliquia del santo martire e due altre reliquie e statue di due altri santi..."


NOTIZIE STORICHE TRATTE DAL SITO: www.santiebeati.it

Sulle ultime vicende di questi missionari francescani, si possiedono due relazioni che dall'esame del testo sembrano contemporanee agli avvenimenti. Molti critici, però, non ritengono coeva la lettera di un certo Mariano da Genova che avrebbe scritto a frate Elia per informarlo sulla sorte gloriosa dei missionari. Questo documento non sarebbe stato composto pochi giorni dopo il martirio, come afferma il compilatore. bensì nel sec. XVI-XVII. Sette francescani al principio del 1227 (dirigeva allora l'Ordine frate Elia) fecero vela dalla Toscana per la Spagna con l'intenzione di recarsi successivamente nel Marocco per convertire gli infedeli; erano gli anni dei grandi entusiasmi missionari del giovane Ordine Francescano. A capo del gruppo era Daniele, originario di Belvedere in Calabria e già provinciale della medesima regione, mentre gli altri si chiamavano Samuele, Angelo, Domno (o Donulo) di Montalcino, Leone, Niccolò di Sassoferrato e Ugolino. Dopo una breve permanenza in terra di Spagna, in due scaglioni a breve distanza l'uno dall'altro, si trasferirono a Ceuta nel Marocco. Era un atto veramente coraggioso, perché le autorità locali avevano proibito nella zona ogni forma di propaganda cristiana. Svolsero per qualche tempo un'attività presso i numerosi mercanti di Pisa, Genova e Marsiglia che risiedevano nella città, poi, ai primi dell'ottobre 1227, decisero di iniziare la predicazione in mezzo ai musulmani. Nelle strade di Ceuta, parlando in latino e in italiano (non conoscendo la lingua locale), annunziarono Cristo, bollando con roventi parole la religione di Maometto. Le autorità ordinarono la loro cattura: i missionari, dopo essere stati sottoposti a vari interrogatori, furono inviati ad abbracciare l'Islam e poi, di fronte alla loro mirabile costanza, vennero decapitati. I loro corpi furono straziati; tuttavia, i mercanti cristiani occidentali recuperarono i miseri resti e li seppellirono nei sobborghi di Ceuta. In seguito, le ossa furono trasferite in Spagna, ma oggi non si sa con precisione ove siano venerate, quantunque città della Spagna, del Portogallo e dell'Italia vantino il possesso di qualche reliquia. Leone X, con decreto del 22 gennaio 1516, ne permise il culto per il 13 ottobre.
Autore: Gian Domenico Gordini
notizie tratte dal sito www.santiebeati.it


ALTRE NOTIZIE TRATTE DAL SITO: www.calabriaecclesia2000.it

SAN DANIELE DA BELVEDERE

San Daniele da Belvedere fu un missionario dell'Ordine di San Francesco d'Assisi. San Daniele fu alla guida della missione in Africa nella quale egli e altri dieci frati, tra cui San Ugolino da Cerisano, persero la vita. Essi sono i cosiddetti martiri di Ceuta. Daniele faceva parte dell'Ordine del quale era a capo Padre Pietro Cathin, il quale decise di inviarlo a Corigliano, dove Daniele diede inizio alla sua missione insieme ad altri due frati. Dopo un certo periodo di tempo gli fu ordinato di fondare un nuovo convento, chiamato Santa Maria del Soccorso, nella zona di Lago, in provincia di Cosenza. Qui c'era un bosco, distante circa un miglio da Santo Stefano in Mangone, ed in questa solitudine, con altri tre frati, Daniele diede inizio alla sua opera. Era, pare, l'anno 1224.
Ma l'anno che riveste particolare importanza è il 1226. Quando Daniele sentì l'esigenza di effettuare una missione nei luoghi in cui la fede cristiana era del tutto ignorata. Pensò, perciò, ad una missione di evangelizzazione in Africa. Questa aspirazione lo unì a San Ugolino da Cerisano, Samuele, Angelo e Donnolo di Castrovillari, Leone e Nicola di Corigliano. Partiti da Belvedere, dopo una puntata in Toscana, per ricevere la benedizione del Frate Elia, i frati arrivarono a Terragona, un porto molto importante dell'epoca, e da qui si imbarcarono per Ceuta. Nella città vi vivevano molti cristiani, soprattutto mercanti, che, in quei luoghi di commercio, avevano trovato la possibilità di vivere degnamente. A loro, però, non era consentito vivere nella città, in cui potevano entrare solo attraverso un'autorizzazione governativa, e abitavano un quartiere denominato "Granaio". A quel tempo governava un certo Arleardo, noto per la sua crudeltà e paladino convinto del credo musulmano.
Era il 30 settembre dell'anno 1227, giovedì, quando i frati si preparano ad affrontare l'opera di predicazione del credo cristiano. La domenica la missione iniziò. Dopo aver rischiato di essere massacrati dalla folla, i frati furono portati al cospetto del governatore, il quale era convinto che facilmente avrebbe ottenuto la loro abiura al cristianesimo. Fu Daniele a parlare per tutti e a rispondere con grande decisione. Di fronte al loro rifiuto, il governatore ordinò che Daniele i suoi fratelli fossero incarcerati. La loro fede esasperò tanto Arleardo da spingerlo ad ordinarne la decapitazione.
Il martirio avvenne il 10 ottobre dell'anno 1227.


APPENDICE

CEUTA. Questa città viene nominata da Dante Alighieri nella Divina Commedia (Inferno, Canto XXVI, verso 111): Setta, dal latino Septa è proprio Ceuta.

L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l'isola de' Sardi,
e l'altre che quel mare intorno bagna.
Io e' compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov'Ercule segnò li suoi riguardi,
acciò che l'uom più oltre non si metta:
dalla man destra mi lasciai Sibilia,
dall'altra già m'avea lasciata Setta.


CEUTA. Enclave spagnola dal 1580, situata in territorio marocchino. 19 Kmq di superficie; 71.000 abitanti; popolazione spagnola; la religione cattolica è maggioritaria; si parla l'arabo e lo spagnolo, ma la lingua ufficiale è lo spagnolo. Ceuta e Melilla, sono due possedimenti della Spagna in territorio marocchino.
San Daniele è Patrono della città di Ceuta. Qui a fianco una foto della locandina della festa patronale che si tiene in Ceuta in suo onore.

Qui a lato, una veduta di Ceuta tratta dal sito www.ciceuta.es
Altro sito su Ceuta: www.ceuta.com


ARGENTINA. A partire dal 13 ottobre del 1987 a Buenos Aires (Argentina) un gruppo di belvederesi celebra la festa in onore di San Daniele. Qui, a fianco, una foto della chiesetta di Buenos Aires dedicata al santo.




ARGENTINA. 5/11/2000 14-esima festa patronale d'Argentina in onore di S.Daniele.
Sotto, 6 momenti della festa che si tiene a Buenos Aires in onore di S.Daniele. [Foto tratte da video gentilmente concesso dallo studio fotografico di Buenos Aires "FOTO ALY"]


BRANI

"...In quest'anno 1226, nel mese di dicembre, dalla Calabria, mia nativa provincia, venne a Firenze da Frate Elia, vicario generale, il Ministro Provinciale con sei altri compagni per chiedergli il permesso di confutare la setta maomettana. I loro nomi sono questi: Frate Daniele Fasanelli di Belvedere nella regione occidentale..."
(dalla relazione del frate fiorentino che ebbe un colloquio con i 7 frati prima della loro partenza).


"...Il giorno 26 settembre vennero in questa città di Ceuta tre frati nostri... di cui uno, chiamato Daniele della città di Belvedere, era provinciale..."
(dalla relazione di frate Mariano da Genova del 1227).


"Da questo castello (Belvedere) v'è fama essere stato nativo cittadino S.Daniele martire monaco del nostro ordine de' minori..."
(Girolamo Mariafoti in "Croniche et antichità di Calabria" del 1601).


"...E singolarmente accresce la gloria (di Belvedere) la nascita del glorioso Martire S.Daniele della famiglia Fajanella..."
(Giovanni Fiore in "Della Calabria illustrata" del 1691)


Giovanni Fiore, nell'opera già citata, riferisce che il Breviario Braccarense e Minoritano, il Martirologio dei Francescani, Lorenzo Surio, Cesare Baroniò, Giovanni Molano, Luca Guadingo, Paolo Gualtiero ed altri, sostengono che il martirio sia avvenuto il 12 ottobre del 1221.
Ritengono che il martirio sia avvenuto, invece, nel 1227 S.Antonino, Marco di Lisbona, Ridolfo Tossignani, Mariano e qualche altro.

Riferisce, inoltre: "...I martirizzati corpi rubati da Mercadanti Genovesi, e Pisani, l'ebbe il RE di Portogallo, condotti in Lisbona con gran pompa,....Ma oggidì li Beati Corpi di S.Daniello, e di S.Angiolo riposano in Belvedere, mandativi dal Cardinal d'Aragona."


CONVENTO DELLA RIFORMA - BISIGNANO (CS) - XIII secolo

Su un prezioso organo in legno di questo convento si legge la scritta "Maurus Gallo 1756". Sulle porte dell'organo sono dipinti la SS. Vergine Immacolata e San Daniele Fasanella Martire.
A lato, dipinto raffigurante il Martirio di San Daniele avvenuto in Marocco nel 1227 (è posto su uno degli altari laterali del convento)



IL CULTO DI S.DANIELE è diffuso anche in Sardegna. Nel paesino di Gonnoscodina (Oristano) nei giorni 12 e 13 ottobre si festeggia solennemente S.Daniele come santo patrono ed ivi è una chiesa a lui dedicata.
San Daniele è venerato anche in Asuni (Oristano), Villaurbana (Oristano), Busachi (Oristano), Orani (Nuoro), Lanusei (Nuoro), Ozieri (Sassari).
In un convento dei frati minori di Cagliari è conservata una statua ed un quadro raffigurante il nostro santo.


BIBLIOGRAFIA


Tra i testi che riportano notizie su San Daniele da Belvedere, sono da citare i seguenti:

1) "NOTIZIE BIOGRAFICHE DI S.DANIELE, martire francescano da Belvedere Marittimo", Vincenzo Nocito, Cosenza 1927

2) "CRONICHE ET ANTICHITA' DI CALABRIA", Girolamo Marafioti, Padova 1601

3) "DELLA CALABRIA ILLUSTRATA", Giovanni Fiore, tomo I e tomo II, Napoli 1691

4) "SANTUARIO-CONVENTO DI S.DANIELE DA BELVEDERE MARITTIMO", Umberto Iaconangelo, Cosenza 1964

5) "GAB. BARRIUS FRANCICANUS DE ANTIQUITATE ET SITU CALABRIAE", Gabriele Barrio, Roma 1571

5) "BELVEDERE MARITTIMO", Giuseppe Grisolia, Decollatura (CZ) 1980

6) "PANTOLOGIA CALABRA", Elia De Amato, Napoli 1725


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